Risonanza magnetica e prevenzione

Cresce di anno in anno la percentuale di malati oncologici, cresce la consapevolezza circa l’importanza della prevenzione. Uno degli strumenti di prevenzione efficace e di diagnosi precoce è sicuramente la risonanza magnetica, da effettuarsi al comparire dei primi sintomi o nel caso in cui si rientri in categorie a rischio.
Fra i diversi tipi di risonanza magnetica, quella mammaria vive ancora molte difficoltà, specie a causa della reticenza. Manca spesso un’adeguata informazione, e ci si paralizza di fronte alla possibilità di scoprire patologie come il cancro al seno che, nella maggiore percentuale delle pazienti comporta l’asportazione dell’intero seno o di una sua porzione. Sono proprio le conseguenze di un simile intervento che frenano la maggior parte delle pazienti, prive delle informazioni necessarie. La risonanza magnetica mammaria è, infatti, di aiuto, nella valutazione della mammella trattata per carcinoma mediante chirurgia conservativa, in cui risiede la possibilità di recuperare una parte importante della propria femminilità a seguito di una mastectomia. La risonanza è solo il primo passo verso un progressivo recupero attraverso la chirurgia ricostruttiva, per la  quale è bene affidarsi ad uno specialista affidabile ed umano. Che non sia solo riconosciuto dalla comunità dei chirurghi o membro della   Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, bensì “referenziato” da pazienti e collaboratori. E’ bene ricercare fra quei professionisti che mettono a disposizione pubblicamente opinioni e commenti sul proprio lavoro, anche attraverso gli attuali social network. Fra di essi segnaliamo a Napoli il Dott. Ivan La Rusca,specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva, Chirurgia della mano, estetica. Informazioni ed approfondimenti su  http://www.ivanlarusca.it/

Paste della tradizione calabrese: oggi buone come una volta!!

In Calabria la pasta tipica è un alimento che ha forti radici in una antica tradizione, visto che viene lavorata tassativamente a mano all’interno delle famiglie. Vecchie gesta di mani esperte delle massaie calabresi, che si ripropongono con consuetudine e sistematicità ancora oggi, considerato lo spessore che i primi piatti assumono nella regione; un’importanza fondamentale per un impasto semplice, prodotto solo con le migliori semole di grano duro, acqua pura delle sorgenti montane e sale (meno presente l’uovo), per ottenere una preparazione proprio come impone l’arte della cucina calabrese. Piatti essenzialmente poveri, ma dei quali potevano disporre solo quanti avevano farina bianca in casa, e non sempre peraltro, considerate le condizioni di miseria dei tempi passati

Un uso che è tornato fortemente negli anni recenti, per riproporre in tavola i sapori di un tempo, cercando di uscire dai “sapori appiattiti” delle produzioni industriali, elevandosi al contrario e sempre più a ruolo di piatti unici ed esclusivi. Una volta, infatti, la pasta usata in particolare sulle tavole calabresi era tutta pasta fatta in casa, preparata con grande maestria dalle donne di famiglia, nel pieno rispetto di tassativi rituali e con una dovizia e cura dei particolari processi, dal dosaggio degli ingredienti alle varie fasi di lavorazione, financo nella cottura.

Secondo la tradizione della regione una ragazza è pronta per prender marito solo quando è capace e conosce a fondo tutti i 15 modi di preparare la pasta fatta in casa; ovvero, gli uomini sceglievano le donne da sposare anche in virtù della loro capacità di lavorare e saper fare la pasta.

Se l’arte della pasta si è conservata fino ai nostri giorni, costituendo ancora la base del pasto quotidiano, perché privarsi di un alimento basilare della nostra mensa, scegliendo quella migliore e che garantisca un apporto davvero “nutrizionale”?? La scelta dei grani più opportuni, delle migliori semole, il rispetto dei processi di essiccamento è infatti basilare per poter ottenere un prodotto davvero all’altezza, evitando che tutti gli elementi essenziali al nostro organismo si disperdano al contrario nell’acqua di cottura.

Facile a dirsi, non impossibile a realizzarsi, visto che in rete ci sono siti di prodotti tipici calabresi che propongono nelle loro vetrine virtuali paste calabresi che ben possono assimilarsia quelle della tradizione regionale, quasi fossero state prodotte in casa secondo antica ricetta, e senza dubbio elevandosi rispetto alle produzioni massive della grande distribuzione.

Certo non si tratta delle paste di ogni giorno, ma ogni tanto val la pena concedersi piccole trasgressioni a tavola.

Le varietà proposte sono numerose, ognuna appetitosa ed interessante: che dire, ad esempio dei “Fileja“, per la quale in passato si utilizzava u firriettu, un ferro da calza o anche quello ricavato da un vecchio ombrello in disuso, intorno al quale si avvolge la pasta per farle assumere la caratteristica forma arrotolata, tramite la filatura, ovvero un filo omogeneo di circa 0,5 cm. di diametro, spezzato in pezzi di 20-30 cm. di lunghezza; a questo processo segue poi quello della trafilatura, che consente di dare ai Filei la particolare forma ricurva, tramite un bastoncino sottile di legno o ginestra essiccata. Tradizionalmente questo formato si condisce con sugo di pomodoro fresco, o con un corposo sugo di carne (capra e maiale), e con una buona spruzzata di pecorino o ricotta secca, naturalmente quelle calabresi.

Una preparazione analoga si ha anche per i “Maccarruni” e i “Fusilli“, piatti antichi per eccellenza; anche per questi, proprio come visto per i filei, si utilizza u firriettu. L’essenzialità di questo strumento di cucina, come per quello delle necessarie ed opportune basi di legno (Madia), è ribadito dalla importanza che questi assumevano nel corredo matrimoniale: una buona sposa, infatti, li doveva annoverare entrambi negli oggetti avuti in dote dalla sua famiglia d’origine, proprio come al giorno d’oggi varrebbe per un forno a microonde o altro indispensabile elettrodomestico.

I cavatelli dimostrano tutta la capacità e maestria della massaia nel saper fare la pasta: infatti occorre impastare gli ingredienti in modo da ottenere un impasto duro, altrimenti col riposo sulla spianatoia (coperto da una ciotola, per almeno mezz’ora) ammorbidisce troppo ed è più difficoltoso da lavorare. Dopodichè occorre prendere un pezzo di pasta, fare un rotolino di circa 1cm di diametro, con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell’altra mano contro la punta del coltello, poi si schiaccia la lama sul tavolo ruotando brevemente e trascinando il cavatello.

Siamo in Calabria, ed è normale che “sua maestà il peperoncino” da il suo contributo nel condimento della pasta da portare in tavola, giusto per fornire un’ulteriore tocco di schiettezza alle varie portate. In particolare, formati quali i “fusilli” o i “filei” sono proposti dalle varie aziende in rete nella variante piccante, laddove la preparazione a monte del prodotto avviene con un’altra sciccheria della regione: la bomba calabrese, gigante per antonomasia dei sottoli di queste terre, a base di verdure (melanzane, carciofi, aglio, alloro), funghi ed olio.

Come dire, prendere due piccioni con una fava!!


Chirurgia ricostruttiva e fattore umano.

La Chirurgia plastica ricostruttiva consiste nella riparazione di parti del corpo deformate o danneggiate da malformazioni e/o agenti esterni, mediante trasferimento di tessuti, per consentire al paziente di ripristinare le condizioni normali.
Gli interventi di Chirurgia plastica ricostruttiva sono effettuati per intervenire sulle malformazioni congenite, o sugli esiti di traumi, sui postumi da ustione, esiti di chirurgia generale oncologica, o trattamento in urgenza di ferite complesse dei tessuti molli.
Fra i diversi settori, uno di quelli più delicati è sicuramente quello della Chirurgia oncologica ricostruttiva del seno. Oltre 28.000, ogni anno le donne colpite da tumore al seno. Oltre 15.000 le donne che subiscono l’asportazione del seno, un evento altamente traumatico che può, almeno in parte, essere riparato attraverso la Chirurgia Ricostruttiva. Intervenire significa permettere alla paziente di recuperare una parte molto imporatante della propria femminilità e la fiducia in sè stessa. Tuttavia, ancora poche sono le donne che decidono di effettuare l’intervento, fatto in gran parte attribuibile, oltre cha a fattori culturali, alla scarsa informazione fornita dal medico sulle potenzialità e i rischi, nonchè all’approccio, spesso scarsamente sensibile, da parte dello specialista di turno nei confronti delle pazienti. Alla ricerca di un medico referenziato e certificato, ovvero, membro della Società Italiana di Chirurgia  Plastica Ricostruttiva ed Estetica, si aggiunge la difficoltà di trovare uno specialista “umano”, in grado di costruire un rapporto di fiducia reciproca con il paziente, fatto sempre più raro oggi. Oggi viene in aiuto Internet, che consente di leggere, in giro per blog e forum, pareri e impressioni su alcuni degli specialisti più quotati. Fra di essi, segnaliamo, http://blog.ivanlarusca.it/, all’interno del quale il Dott. Ivan La Rusca, specialista in Chirurgia Plastica, permette ai suoi pazienti di scambiare opinioni sugli interventi effettuati, consigli e informazioni utili.  Info e approfondimenti su http://www.ivanlarusca.it/