Formaggi biologici: due parole su quelli calabresi della Sila!!
mag 19, 2010 Acquisti, Cucina, Internet, Ricette, Salute Benessere, Turismo
Provate un attimo a distogliere l’attenzione all’ambiente che in questo momento vi circonda, ed immaginate idealmente di trovarvi nell’affascinante altipiano della Sila calabrese, definito autorevolmente da qualcuno “un pezzo di Svizzera casualmente caduto di mano al Signore nell’atto della creazione“: una natura incontaminata dove le morbide colline ed i primi fiori della stagione vengono accarezzati dal tiepido sole primaverile, col piacevole contrasto di un sereno e sincero cielo azzurro, silenzioso panorama moderatamente ravvivato dal tenero belato delle mandrie al pascolo.
Ecco, è proprio in questo contesto da favola che vengono prodotti tutti i Formaggi Biologici calabresi proposti sulle vetrine virtuali di siti di vendita on-line di prodotti tipici calabresi, che nel corso della loro attività, per via delle selezione a monte dei prodotti proposti, hanno ricevuto interessanti feed-back da parte degli utenti serviti.

Le varietà proposte agli internauti spaziano sempre su referenze originali, interessanti e che incuriosiscono per la loro schiettezza ed esclusività: si va così ad eccezionali caciotte e formaggi pecorine, caprini ed ovicaprini, freschi, semi stagionati e stagionati, da servire come completamento di ogni pranzo, oppure alla ricotta dura salata calabrese, da gustare grattugiata sugli eccezionali primi (fusilli, maccheroni, filei) della tradizione gastronomica della regione, magari conditi con unici e corposi sughi di carne.
Ed ovviamente, anche queste sciccherie non possono prescindere dall’uso del peperoncino, dato che non poche sono le varietà “piccanti”, considerando che in sede di preparazione si è provveduto all’uso di pepe rosso, tassativamente calabrese!! Un modo diverso per garantire ai formaggi il sapore schietto di “Sua Maestà” il peperoncino calabrese, onnipresente nella gastronomia regionale.
Naturalmente la genuinità di questi formaggi è bella e assicurata, visto che sono tutti tassativamente biologici, garantiti da certificazione Aiab e rigido controllo Icea (cod.operatore IT ICA R106 F000012).
Come dire…un modo diverso per portare la natura, a tavola!!
Tags: formaggi calabresi, formaggio al peperoncino piccante, pecorino calabria, ricotta salata stagionata, Vendita prodotti calabresi
Bastianello, un amore di cioccolato
feb 17, 2010 Arte e Cultura, Cucina, Ricette
La Pasticceria Bastianello continua il suo progetto di coniare la storia nel cioccolato e, per rimanere in tema con la festa degli innamorati, celebra l’amore impossibile di Romeo e Giulietta riproducendone il tanto acclamato bacio in una scultura a grandezza naturale.
Quest’anno due feste magiche vengono racchiuse in un unico periodo dell’anno miscelando romanticismo e gioco: Gervasio Nicola, ormai milanese d’adozione, decide quindi di legare il San Valentino al Carnevale, ideando preziose prelibatezze ispirate alla fusione di queste due ricorrenze.
È dunque lecito pensare di regalare qualcosa di dolce che rispecchi la tenerezza in modo scherzoso, come dei dolcetti romantici e simpatici ispirati alla coppia. Ad esempio in uno di questi viene rappresentata una mela divisa in due che con sguardo sognante dice: “Sei la mia dolce metà”.
Ovviamente, per rispettare le tradizioni, non mancano le chiacchiere, le frittole (dolci veneti di mela) e i tortelli lavorati artigianalmente e ripieni di … cioccolato!
Paste della tradizione calabrese: oggi buone come una volta!!
feb 17, 2010 Acquisti, Cucina, Portali, Regionale, Ricette, Salute Benessere, Turismo
In Calabria la pasta tipica è un alimento che ha forti radici in una antica tradizione, visto che viene lavorata tassativamente a mano all’interno delle famiglie. Vecchie gesta di mani esperte delle massaie calabresi, che si ripropongono con consuetudine e sistematicità ancora oggi, considerato lo spessore che i primi piatti assumono nella regione; un’importanza fondamentale per un impasto semplice, prodotto solo con le migliori semole di grano duro, acqua pura delle sorgenti montane e sale (meno presente l’uovo), per ottenere una preparazione proprio come impone l’arte della cucina calabrese. Piatti essenzialmente poveri, ma dei quali potevano disporre solo quanti avevano farina bianca in casa, e non sempre peraltro, considerate le condizioni di miseria dei tempi passati
Un uso che è tornato fortemente negli anni recenti, per riproporre in tavola i sapori di un tempo, cercando di uscire dai “sapori appiattiti” delle produzioni industriali, elevandosi al contrario e sempre più a ruolo di piatti unici ed esclusivi. Una volta, infatti, la pasta usata in particolare sulle tavole calabresi era tutta pasta fatta in casa, preparata con grande maestria dalle donne di famiglia, nel pieno rispetto di tassativi rituali e con una dovizia e cura dei particolari processi, dal dosaggio degli ingredienti alle varie fasi di lavorazione, financo nella cottura.
Secondo la tradizione della regione una ragazza è pronta per prender marito solo quando è capace e conosce a fondo tutti i 15 modi di preparare la pasta fatta in casa; ovvero, gli uomini sceglievano le donne da sposare anche in virtù della loro capacità di lavorare e saper fare la pasta.
Se l’arte della pasta si è conservata fino ai nostri giorni, costituendo ancora la base del pasto quotidiano, perché privarsi di un alimento basilare della nostra mensa, scegliendo quella migliore e che garantisca un apporto davvero “nutrizionale”?? La scelta dei grani più opportuni, delle migliori semole, il rispetto dei processi di essiccamento è infatti basilare per poter ottenere un prodotto davvero all’altezza, evitando che tutti gli elementi essenziali al nostro organismo si disperdano al contrario nell’acqua di cottura.
Facile a dirsi, non impossibile a realizzarsi, visto che in rete ci sono siti di prodotti tipici calabresi che propongono nelle loro vetrine virtuali paste calabresi che ben possono assimilarsia quelle della tradizione regionale, quasi fossero state prodotte in casa secondo antica ricetta, e senza dubbio elevandosi rispetto alle produzioni massive della grande distribuzione.
Certo non si tratta delle paste di ogni giorno, ma ogni tanto val la pena concedersi piccole trasgressioni a tavola.

Le varietà proposte sono numerose, ognuna appetitosa ed interessante: che dire, ad esempio dei “Fileja“, per la quale in passato si utilizzava u firriettu, un ferro da calza o anche quello ricavato da un vecchio ombrello in disuso, intorno al quale si avvolge la pasta per farle assumere la caratteristica forma arrotolata, tramite la filatura, ovvero un filo omogeneo di circa 0,5 cm. di diametro, spezzato in pezzi di 20-30 cm. di lunghezza; a questo processo segue poi quello della trafilatura, che consente di dare ai Filei la particolare forma ricurva, tramite un bastoncino sottile di legno o ginestra essiccata. Tradizionalmente questo formato si condisce con sugo di pomodoro fresco, o con un corposo sugo di carne (capra e maiale), e con una buona spruzzata di pecorino o ricotta secca, naturalmente quelle calabresi.
Una preparazione analoga si ha anche per i “Maccarruni” e i “Fusilli“, piatti antichi per eccellenza; anche per questi, proprio come visto per i filei, si utilizza u firriettu.
L’essenzialità di questo strumento di cucina, come per quello delle necessarie ed opportune basi di legno (Madia), è ribadito dalla importanza che questi assumevano nel corredo matrimoniale: una buona sposa, infatti, li doveva annoverare entrambi negli oggetti avuti in dote dalla sua famiglia d’origine, proprio come al giorno d’oggi varrebbe per un forno a microonde o altro indispensabile elettrodomestico.
I cavatelli dimostrano tutta la capacità e maestria della massaia nel saper fare la pasta: infatti occorre impastare gli ingredienti in modo da ottenere un impasto duro, altrimenti col riposo sulla spianatoia (coperto da una ciotola, per almeno mezz’ora) ammorbidisce troppo ed è più difficoltoso da lavorare. Dopodichè occorre prendere un pezzo di pasta, fare un rotolino di circa 1cm di diametro, con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell’altra mano contro la punta del coltello, poi si schiaccia la lama sul tavolo ruotando brevemente e trascinando il cavatello.
Siamo in Calabria, ed è normale che “sua maestà il peperoncino” da il suo contributo nel condimento della pasta da portare in tavola, giusto per fornire un’ulteriore tocco di schiettezza alle varie portate. In particolare, formati quali i “fusilli” o i “filei” sono proposti dalle varie aziende in rete nella variante piccante, laddove la preparazione a monte del prodotto avviene con un’altra sciccheria della regione: la bomba calabrese, gigante per antonomasia dei sottoli di queste terre, a base di verdure (melanzane, carciofi, aglio, alloro), funghi ed olio.
Come dire, prendere due piccioni con una fava!!
Tags: cavatelli, filei, fusilli, maccheroni, pasta calabrese, pasta piccante, vendita prodotti tipici calabresi
La patata della Sila: già buona di suo, e che dire della specialità “rossa”??
gen 16, 2010 Acquisti, Cucina, Ricette, Salute Benessere, Turismo

Nell’altipiano silano (qualcuno autorevolmente ha scritto “un pezzo di Svizzera casualmente caduto di mano al Creatore quando ideò la nostra penisola” ) già la pataticoltura in genere è una base di reddito essenziale per le popolazioni, visto che il prodotto è rinomato e ricercato per le sue caratteristiche, il suo sapore e le sue connotazioni organolettiche: la particolarità delle patate silane deriva certamente dal fatto che nasce ad oltre 1000 metri di altezza, caratterizzandosi, dunque, come l’unico prodotto di alta montagna del centro Mediterraneo. Ha la caratteristica di possedere una percentuale di amido decisamente superiore alla media, rendendola così più saporita e nutriente di quella che ordinariamente si riesce a trovare in commercio.
Ma è comunque a tavola che ci si inchina di fronte a questa patata. Sorprende in tutti gli usi, ma sembra dare il meglio di se stessa nella preparazione in casa degli gnocchi. Il problema di alcune patate, infatti, è quello di avere troppa acqua nella loro consistenza; di conseguenza quando si impastano non legano uniformemente con la farina, ma creano i cosiddetti “grumi”, sicchè la preparazione diviene un po’ più dura. Questa patata, invece, ha poca acqua sia per il fatto che viene coltivata ad un’altezza di 1000 m e più (patata di alta montagna), sia per la particolarità dello specifico tubero; quando la si impasta con la farina si lega perfettamente con essa senza formare grumi. Avrete così una consistenza di farina e patata in ugual misura, così da aver il vero gnocco di patate. Considerazioni analoghe possono farsi nelle preparazioni di gateau, purè, ed altri sfornati.Tags: fare gli gnocchi, patata rossa, patate silane, prodotti tipici calabresi
I sapori tipici di Rimini e della Romagna
Rimini e la Romagna non sono famose solo per il mare e i locali, ma anche per gli ottimi cibi che qui si possono mangiare, così gustosi da soddisfare tutti i buongustai.
Molti sono i sapori tipici di questa terra, ognuno richiama un colore particolare, come il rosso rubino del Sangiovese, il vino tipico della terra di Romagna, l’azzurro del pesce delle acque dell’Adriatico, l’oro del grano macinato, ingrediente indispensabile per la piadina, il pane di un paese che ha dato i natali a santi e briganti. Sono questi i colori base della cucina romagnola, arricchiti poi con le gradazioni più diverse dei sapori e degli aromi.
Una cucina semplice di tradizione contadina e marinara che però non disdegna un po’ fantasia nella preparazione dei piatti. La si può gustare neri ristoranti di lusso così come nei chioschi sulla spiaggia Rimini.
Si va dagli antipasti a base di affettati da servire con la piada calda, a quelli di pesce per approdare a una grande varietà di primi piatti: tagliatelle, tagliolini, ravioli, cappelletti e strozzapreti da condire al ragù o alle vongole o come più piace, sono ottimi con tutto. Se volete provare proprio tutti i sapori, potete ordinare il tris, composto di tre assaggi a scelta.
Per i secondi piatti si va dalla carne alla brace (ottimo il castrato con la piada) con contorno di verdure gratinate, alle grigliate di pesce. Pesci del luogo sono il pesce azzurro (sardine, sgombri…), le sogliole, le triglie oltre a vongole, cozze, cannelli e lumachini. Tipico della zona è il brodetto, un piatto con varie qualità di pesce cotto in umido con pomodoro e spezie.
Hotel con piscina, ristoranti e trattorie con specialità di pesce si trovano soprattutto nel Borgo San Giuliano. Per chi non vuole spendere troppo il consiglio è di far visita alle sagre che durante l’estate si svolgono a Rimini e nei paesini dell’entroterra. Qui, davvero a buon prezzo è possibile gustare menù tipici: rustide di pesce (cioè pesce azzurro cotto alla griglia) da assaggiare in mezzo alla piada, ciambella (il tipico dolce secco romagnolo) da bagnare nell’albana dolce, vongole alla marinara, oltre alle feste della trippa e della patata.
In alternativa, se mentre siete a Rimini non ci sono sagre o la fiera di Rimini o non volete comunque andarci, si può mangiare a poco prezzo nei chioschi sulle colline e nei negozi che cucinano piada e cassoni (piada ripiena con ingredienti a scelta).
Come accompagnamento al cibo, non possono mancare i vini romagnoli tipici, altra attrazione della Romagna. Si segnalano oltre al rosso Sangiovese, da accompagnarsi ai salumi, alla carne alla brace e ai formaggi, il Trebbiano adatto per gli antipasti.
Da gustare con un buon piatto di pesce ci sono il Pagadebit oppure l’albano secco. Con i dolci, e in particolare con la ciambella, la scelta cade o sull’albana dolce, un vino dorato e profumato, o sulla cagnina (ottima con le castagne), un vino rosso dall’aroma fruttato che si deve bere giovane entro 5/6 mesi dalla vendemmia.
La Romagna si presenta come un paradiso del cibo e della buona tavola, poiché è a tavola che inizia la dolce vita!
A cura di Martina Meneghetti
Prima Posizione Srl – brand reputation
Tags: alberghi Rimini, fiera di Rimini, hotel a Rimini, hotel con parcheggio, hotel con piscina, spiaggia Rimini
Vini calabresi: oltre al Cirò la regione offre molto altro ancora.
ott 30, 2009 Acquisti, Cucina, Salute Benessere, Turismo

In epoca romana i vini della Calabria non riuscirono a ripetere il successo avuto in epoca greca. I Romani infatti prediligevano i vini autoctoni quali il Frascati. Mentre il Medioevo ne conobbe il rilancio, esportati per terra e per mare in tutta Italia ed anche oltre. Successivamente però nuove difficoltà incontrò la regione nel valorizzare i propri vini e tutt’ora la viticultura calabrese raccoglie meno riconoscimenti di quanti meriterebbe.
Attualmente la maggior parte della produzione di vino è ad un livello decisamente artigianale, e difatti ogni contadino vinifica da sé con criteri del tutto primitivi ed empirici: ciò impedisce l’ottenimento di una medesima qualità di anno in anno, ed a ciò può attribuirsi in parte la mancata diffusione dei vini calabresi nel resto d’Italia. Si rileva così la necessità che molta produzione del vino calabrese debba uscire dallo stato artigianale sì da poter essere maggiormente apprezzata in Italia e all’Estero.
Il Cirò è uno dei pochi vini veramente industrializzati, il primo che ha chiesto ed ottenuto la denominazione d’origine controllata. Conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo e’ entrato a far parte di ogni cantina che si rispetti e sulle tavole di ogni buon ristorante.
Per il resto sono poche le aziende che hanno la denominazione DOC, anche se tale dato è in notevole incremento, iniziando una controtendenza rispetto al mercato vitivinicolo regionale degli ultimi 30 anni, caratterizzato da una profonda crisi ed impoverimento generale, visto che la viticultura è sempre stata una voce importante dell’economia locale.
In particolare altre tipologie di vini calabresi stanno ricevendo il supporto di siti di commercio elettronico che nel corso del loro percorso aziendale hanno ricevuto rilevanti feedback positivi dall’utenza servita, dunque svolgendo azione di educazione al consumo e promozione di particolari referenze e tipologie.
Anche per ciò, forse, da qualche anno assistiamo ad una rinnovata ripresa produttiva, ispirata a nuovi criteri di qualità, un rinnovato entusiasmo nella produzione con un più attento lavoro in vigna e l’applicazione di nuove tecniche in cantina.
Nella zona della Piana di Sibari, ad esempio, si cerca di continuare una tradizione vitivinicola di spessore, visto che è proprio in tale area che si rilevarono le prime testimonianze di una imponente ed organizzata esportazione del vino. Questo partiva dal porto di Sibari, passava attraverso veri e propri enodotti, per essere caricato agevolmente sulle navi.
Nella menzionata zona, in particolare, si distingue anzitutto il vino Pollino doc, che vede la sua produzione all’interno del Parco Nazionale omonimo, in particolare nei comuni di Castrovillari, Civita, San Basile, Saracena, Cassano allo Ionio e Frascineto.
La produzione di questo fantastico nettare deriva da vitigni quali Gaglioppo almeno per il 60%, Greco nero, Malvasia bianca, Montonico bianco e Guarnaccia bianca per almeno il 20%, con possibile aggiunta di uve a bacca bianca per un massimo del 20%.Il suo colore è rosso rubino tenue o cerasuolo; un profumo piuttosto intenso e persistente, fruttato, con sentori di prugne e ribes;il suo sapore è secco, caldo, abbastanza morbido, giustamente tannico, sapido, di corpo, equilibrato; i suoi 12/13 gradi ne fanno un vino ottimo per accompagnare costolette di agnello, capretto al forno, carni bianche arrosto, salsiccia, coniglio al forno, prosciutti e formaggi calabresi, servendolo a temperatura ambiente di 16-18°C.
Della medesima tipologia Pollino si menziona anche il Rosso Superiore, che richiede un invecchiamento obbligatorio di due anni: viene dai più considerato e’ classificato vino superiore da pasto
Il Valle del Crati Igt è rosso, rosato, bianco, novello e passito, ottenuto da uve sangiovese, merlot, cabernet sauvignon, magliocco, sauvignon blanc, riesling e greco bianco. La gradazione alcolica minima è 11,5% e 11% per, rispettivamente, rosso e novello e 10,5% per bianco e rosato, e 15% per passito. La relativa zona di produzione segue il percorso del fiume Crati, fino alla sua foce nel mare Ionio. In genere i metodi di produzione prevedono una accurata selezione delle uve, fatte macerare e fermentare in vasche di acciaio, ben accompagnando il prodotto carni grasse e selvaggine (per le tipologie rosso/rosato), ovvero antipasti, formaggi freschi e piatti a base pesce.(la tipologia bianco).
E nella Piana di Sibari trova culla anche un altro vinello interessante, l’Igt Calabria, la cui produzione si caratterizza in tutta la regione, ma che in zona acquisisce un sapore ed una connotazione unica. Le tipologie rosso/rosato in genere provengono da vitigno magliocco canno, calabrese (nero d’Avola), greco nero; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione sulle bucce, suggerendo l’accostamento a pietanze tipiche della regione, con il suo colore rosso intenso, il profumo caratterizzato da sentori di frutta, il suo sapore pronunciato e pieno. Con i suoi 12/13° si consiglia venga servito ad una temperatura di 17/18 gradi. La tipologia bianco proviene da malvasia bianca, greco bianco; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione del mosto in bianco a temperatura controllata; si accompagna bene ad antipasti e secondi delicati, col suo colore giallo dorato, il suo profumo delicato e fruttato, il suo sapore asciutto ed armonico. Con i suoi 12/13° si consiglia sia servito ad una temperatura di 10/12 gradi.
Che tali presupposti e tale voglia di affermazione siano di buon auspicio per far conoscere oltre regione vini di buona qualità, rispettati e quasi venerati in loco, visto che non pochi sono i paesi e le contrade presso le quali la produzione vinicola è accompagnata da sagre e manifestazioni enogastronomiche di particolare importanza che si tengono già dal mese di novembre, sotto il proverbio che “per S. Martino ogni mosto è vino”. C’è solo da augurarsi che le giovani generazioni apprezzino e imparino ad amare maggiormente la terra, che in passato valeva molto se lavorata a vigneto, avvalendosi delle più moderne ed evolute tecniche di produzione.
Tags: accompagnamento vini., Gaglioppo, Greco nero, Guarnaccia, magliocco canno, Malvasia bianca, Montonico bianco, prodotti tipici calabria, Valle Crati Igt, vendita vini calabresi, Vino Pollino doc
Roma: Serate di degustazione a cura della Wine Academy of Roma, 17 Settembre – 1 Ottobre 2009

Molti appassionati di vini e cucina di alta qualità, quando organizzano un viaggio a Roma, decidono di rivolgersi all’International Wine Academy of Roma, una vera e propria istituzione in questo campo. L’International Wine Academy, che organizza eventi, tour, corsi e degustazioni, è attiva a Roma dal 2002, ha sede in un edificio del Cinquecento con affaccio sulla scalinata di Trinità dei Monti e Piazza di Spagna ed è famosa in tutto il mondo: i suoi 2700 membri non provengono infatti solo dall’Italia, ma da tutto il globo, e il presidente onorario dell’Academy è Hugh Johnson, il più importante scrittore di vino al mondo.
L’Academy, diretta da Ian D’Agata, uno dei massimi esperti di vino in Italia, si pone una missione precisa: contribuire alla divulgazione della cultura del vino e del buon cibo, e lo fa con vari strumenti, per venire incontro alle esigenze e agli interessi particolari di tutti.
I corsi di degustazione di vino organizzati dall’Academy si dividono in vari livelli (introduttivo, intermedio, vini francesi, vini del mondo), e a questi si aggiungono anche dei corsi di abbinamento cibo-vino, corsi di degustazione di distillati e di olio extra vergine di oliva. La proposta dell’Academy prevede inoltre delle Masterclass, ossia delle lezioni in aula volte a illustrare degli aspetti tecnici del vino, e vari incontri, conferenze e presentazioni di vini con prestigiosi ospiti stranieri.
Il programma degli incontri è sempre molto ricco e in grado di convincere anche i più pigri a prenotare un hotel 5 stelle a Roma e partecipare ad una serata unica, che si presenta come un vero e proprio viaggio alla scoperta dei vini migliori. Nel mese di settembre sono previsti degli incontri sui grandi vini della Valle d’Aosta, dal Pinot Grigio al Chardonnay al Pinot Nero (17 settembre), sul Rosso di Montalcino (19 settembre), sui grandi vini rosati d’Italia (22 settembre), che negli ultimi tempi stanno riscuotendo un gran successo perché gradevoli, poco costosi e abbinabili a tanti piatti diversi, sulle versioni italiane del Gewürztraminer (24 settembre), sui grandi vini premiati negli anni (26 settembre).
Se invece siete degli appassionati di vino dolce, prendete subito in affitto monolocali a Roma e partecipate all’incontro dedicato ai grandi vini dolci d’Italia (1 ottobre), durante il quale avrete la possibilità di assaggiare vini straordinari, dal Picolit al Verduzzo, da vari tipi di Malvasie al Recioto, dall’Aleatico al Moscato, abbinati a dolci ma anche a formaggi artigianali, per scoprire come i vini dolci non siano solo vini da dessert.
Biglietti: vari prezzi
Date: 17 Settembre – 1 Ottobre 2009
Dove: Wine Academy of Roma, Roma, Italia
A cura di Fb-engine.com – software alberghi
Tags: degustazione, Roma, tour enogastronimici, vino, Wine Academy of Roma
Consigli e ricette per il pane artigianale
ago 17, 2009 Cucina
Il pane e la pizza sono due alimenti portanti della tradizione culinaria italiana. Ecco alcuni consigli e ricette per preparali al meglio anche in casa.
Per la cottura si può utilizzare la placca del forno rivestita con un pezzo di carta da forno; anche se non si usano i classici forni per pizza, per le pizze si possono anche usare le teglie, che devono essere basse e di materiale pesante, vanno bene quelle di ferro o di rame.
Per evitare che pizze e calzoni risultino con il fondo umido e non sufficientemente cotto basta mettere, fra la placca e il fondo della preparazione, della carta d’alluminio: questo materiale potenzia l’effetto del calore e permette a pizze e calzoni di essere cotti in modo uniforme.
Per preparare un ottimo pane, non sempre servono tutte le attrezzature da pasticceria. Per esempio per provare la cottura del pane basta infilare nel centro uno spiedino di legno: se la pasta e’ cotta al punto giusto, deve uscire asciutto.
Per verificare la cottura dei calzoni, infilare uno spiedino di legno nel centro; tenere presente che non uscirà mai perfettamente asciutto perché i componenti del ripieno (ricotta, pomodoro, mozzarella) mantengono, anche a cottura completa, una certa percentuale di umidità.
Non prolungare la cottura oltre il dovuto, altrimenti la crosta del pane diventa troppo dura.
La temperatura dell’ambiente in cui e’ lavorato l’impasto può influire sulla lievitazione: se la cucina e’ fredda esso non gonfia abbastanza. Un trucco per ovviare a ciò e’ quello di scaldare il forno a 200°, spegnerlo e dopo aver aspettato 15-20 minuti affinché si sia intiepidito, introdurvi la ciotola con l’impasto tenendo quindi il forno chiuso.
Una ricetta davvero facile fa preparare e di sicuro molto buona è quella per preparare il pane in cassetta. Dovete sbriciolare in una ciotola il lievito e scioglierlo con un po’ di latte tiepido, poi aggiungete 50 g. di farina, il malto (o il miele) e lo zucchero.
Aggiungete ora la farina rimasta, il sale, il burro a pezzetti precedentemente ammorbidito a temperatura ambiente ed il resto del latte; il tutto si deve amalgamare bene e trasferite quindi l’impasto sul piano da lavoro, lavorandolo per circa 10 minuti fino a quando sarà diventato sodo, elastico e non più appiccicoso. Formate ora una palla e, dopo averla unta d’olio, adagiatela nuovamente nella ciotola e copritela con un telo inumidito. Ora dovrà lievitare in un luogo caldo e privo di correnti d’aria per circa due ore, che la farà raddoppiare di volume.
Trascorso questo tempo, lavorate nuovamente l’impasto per qualche minuto, dategli una forma cilindrica e trasferitelo nello stampo precedentemente imburrato. Spennellate la superficie con il tuorlo d’uovo e fate lievitare nuovamente per un’altra ora.
Infornate quindi a 180° per circa 35 minuti, quindi sformatelo e proseguite la cottura per ancora dieci minuti, poi servite freddo.
Per chi poi è particolarmente attento alla salute, occorre ricordare che da qualche settimana l’associazione pane industriale Assipan-Confcommercio e Assopanificatori Fiesa Confesercenti, rappresentanti della panificazione artigianale, e con l’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari Industriale (AIIPA) rappresentante della panificazione industriale hanno siglato con il Viceministro alla Salute Ferruccio Fazio specifici protocolli di intesa per la riduzione del contenuto del sale nel pane, contro l’ipertensione.
A cura di Martina Meneghetti
Prima Posizione Srl – Scrittura persuasiva
I piatti tipici della cucina veneta tradizionale
ago 11, 2009 Cucina
Il Veneto è una delle regioni italiane che meglio riesce a coniugare a tavola le antiche ricette con la sperimentazione di nuovi sapori. La cucina veneta è inoltre una delle più ricche della penisola, unendo sia gli alimenti più “poveri” come i legumi, le verdure, il riso e la pasta, sia alimenti più diffusi come la carne, i salumi ed il pesce, il quale resta l’alimento più consumato.
Moltissimi sono i pesci tipici di questa cucina, sia di mare che d’acqua dolce, basti pensare ai fiumi come l’Adige e il Po, al lago di Garda e lo stesso mare Adriatico. Infatti, il sapore e il gusto della cucina veneziana nascono nelle isole, in tempo remoto; si sposano e confondono, più tardi, con gli ingredienti e gli aromi dei prodotti della terraferma, con una immaginazione culinaria sostenuta da esperienze alimentari colte nei viaggi mercantili nel vicino oriente. Il broeto antico e le zuppe di molluschi ne sono una testimonianza, come la ricchezza e la varietà dei piatti di pesce, all’arrosto, sulla graticola, in fritti saporosi, in umido (umido di seppie) fino all’esaltante saòr. Ma la caratteristica originale resta fedele alla lontana origine, quando pesca, caccia e orticoltura offrivano prodotti e ingredienti alla cucina veneziana.
Moltissimi sono anche i piatti tipici del mangiare veneto, il repertorio è molto vario e sapiente, anche nei piatti che apparentemente sembrano i più semplici. In tutte le sette province si possono trovare piatti fatti coi due elementi fondamentali la presenza della farina di mais e l’uso frequente nelle ricette di ingredienti la cui origine e’ chiaramente orientale, come spezie, uvetta e altro.
La tavola padovana ha umili origini contadine, con largo impiego di animali da cortile e di prodotti dell’orto preparati senza spezie o ingredienti esotici. Vale la pena segnalare oltre al classico “risi e bisi” veneziano, che nel ristorante Padova si possono gustare specialità come l’ “oca in onto”, il risotto con i “rovinassi” ( rigaglie di pollo) e il cappone in brodo o arrosto. Tra i dolci la “smegiazza”, una torta fatta con polenta sminuzzata, pane biscotto, latte, melassa, uova e pinoli.
La cucina trevigiana è famosa poi soprattutto per il delicato e ricercatissimo radicchio che accompagna tutte le pietanze di carne e di pesce, i risotti e anche i fritti. Altra specialità è il risotto al tajo, insaporito con gamberi e anguilla. Treviso è inoltre famosa per una particolare luganega (salsiccia) che viene insaccata e legata in modo da essere divisa in quattro spicchi.
Nella cucina veneta, risotti, minestre di verdura o di fagioli, fumanti polente, gnocchi e gustosi “bigoli” onorano il settore dei primi piatti mentre, tra i secondi il pesce si impone con carpe, trote, sardelle, capesante, grancevole, anguille, seppie e zuppe.
Le carni sono preparate in modo molto semplice e i relativi piatti comprendono molti animali selvatici e da cortile, nonché intingoli tradizionali come la storica pastizada de caval veronese.
Tradizionale è la lavorazione della carne suina, si pensi ai gustosissimi salami di casa, speziati e lasciati a lungo a stagionare nelle cantine umide. Troviamo anche numerose specie di funghi, circa quattrocento, e alcune sono commercializzate, come le sbrise.
Una cucina ricca e saporita adatta anche ai palati più esigenti, che con questa vasta scelta non tarderanno a trovare sul menù del ristorante almeno un piatto che possa soddisfarli.
A cura di Martina Meneghetti
Prima Posizione Srl – Usabilità
L’invenzione dell’impastatrice e della Sacher Torte
lug 21, 2009 Cucina
Dolci e dessert sono tentazioni irresistibili per tutti i ghiottoni, pochi però conoscono la storia della torta Sacher, uno dei dolci più buoni mai creati.
La torta consiste in due strati di pasta di cioccolata leggera con al centro un leggero strato di marmellata di albicocche mentre sopra e nei lati è ricoperta da una glassa di cioccolata nera. La torta Sacher viene servita a una temperatura di 16-18 gradi, tradizionalmente accompagnata con panna montata non dolce e una tazza di caffè o tè (molti viennesi, infatti, considerano la Sacher-Torte troppo “secca” per essere mangiata senza). Questa famosa torta al cioccolato fu inventata da Franz Sacher per Klemens von Metternich il 9 luglio 1932, a Vienna, ben prima che fossero inventate la macchine per pasticceria, che oggi sono invece comunemente usate.
Erede di una ricca famiglia di albergatori e giovane panettiere di corte, nel 1832 il cancelliere Metternich gli chiese di preparare un dolce per un ospite speciale, dato che il pasticciere di corte era in quel momento malato. L’appena 16enne apprendista cuoco aguzzò l’ingegno e realizzò uno dei dolciumi più famosi della storia, e pare che Metternich dopo aver assaggiato la “Sacher” abbia esultato. E in effetti a tutt’oggi la Sacher Torte è uno dei dolci più buoni e più conosciuti nel mondo, anche se da nessuna parte è buona come nella capitale austriaca.
I segreti della ricetta tradizionale sono infatti ancora custoditi gelosamente dagli eredi di Franz Sacher. La Sacher torte originale è protetta da un marchio di fabbrica e, ad oggi, non esistono al mondo licenze per la rivendita di questo prodotto. Esistono invece centinaia, forse migliaia di imitazioni.
Ci sono però due ricette ufficiali. Perciò per due volte è sorta una causa legale tra i negozi viennesi di paste Sacher e Demel per stabilire a chi dei due è permesso vendere la Sachertorte “originale”. Daniel Peter aveva iniziato la sua carriera come produttore di candele, ma in seguito all’avvento delle lampade ad olio, si dedicò alla progettazione e creazione di speciali impastatrici per dolci. Egli fu anche il primo creatore del cioccolato al latte, unendo l’invenzione del latte in polvere, fatta dal suo vicino di casa Henry Nestlé e mescolando il cacao con il latte il polvere per attenuarne il forte sapore. La pasticceria Demel rivendicò come una sua invenzione la Sacher-Torte ed iniziò contro Franz Sacher ed i suoi nipoti una lunga disputa giudiziaria, che si concluse solo nel 1875 con la vittoria della famiglia Sacher. L’anno seguente Franz Sacher, divenuto ormai ricco, abbandonò le cucine per aprire a Vienna l’Hotel Sacher, che gestì fino alla morte insieme al figlio Eduard.
Il successo che Sacher riscosse con la sua invenzione fu subito evidente e gli sforzi fatti dal giovane furono subito premiati. Iniziò, così, il tour de force nella produzione di questo dolce, ben prima dell’avvento delle moderne impastatrici planetarie, che conta la produzione complessiva di circa 270.000 pezzi e, proprio come 160 anni fa, vengono tutte farcite di marmellata di albicocche, ricoperte di cioccolato e impacchettate manualmente.
A cura di Martina Meneghetti
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